“Leo e la balena” di Giuseppe Giacalone. Illustrazioni di Annalisa Nardelli (ed. bookabook)
Scritto da Angela Procaccini il 29 Gennaio 2021
“ I bambini sono come i marinai: dovunque si posano i loro occhi, è l’immenso” Christian Bobin
Mi è stato chiesto di recensire un libro. Di solito lo faccio con piacere. Mi piace entrare nello spirito di un testo e nell’anima di un autore: mi apre nuovi mondi e nuovi orizzonti. Stavolta l’ho fatto con maggiore piacere. Mi ha colpito da subito la luminosa copertina con l’illustrazione di un mare azzurro e ondulato, una barca a remi, un bimbo curioso e l’ombra di una balena. L’impressione iniziale di apertura procede durante la lettura, anzi si amplifica. Il testo, nella sua scrittura a caratteri chiari e nelle sue piacevolissime illustrazioni dai disegni dominati dall’azzurro del Mare, offre spunti interessanti e positivi per i ragazzi. Tre sono i perni intorno a cui ruota la narrazione: il Mare, grande eterno spettacolo di fascino e di energia, elemento che lega e coinvolge, anzi che ammalia. Chi vive il Mare, sul Mare, non riesce a liberarsi dalla sua malia la curiosità mista al fascino della scoperta di Leo, il bambino che vive di mare e di lettura, di energia e di poesia infine, il piacere della lettura, anzi il desiderio della lettura e la conseguente ricchezza di fantasia Rispetto al primo punto, appare chiaro nel breve testo che il Mare, che sembra ingannare nelle svariate forme che assume, ci invita a rifiutare il determinismo: contrastando le nostre previsioni, non smette di ripetere che nulla è sicuro. Questa incertezza è tipica del marinaio “per il quale l’istante seguente è sempre nuovo”. Perciò i pescatori del villaggio, in quell’ombra scura che colpisce Leo, vedono prima uno scoglio gigante, poi una estesa, irrequieta “prateria” di Posidonia, infine “banchi di alici”. In realtà si tratta di una vera balena. Quindi, niente di definito, ma tutto in costante mutamento. Di qui la curiositas, la voglia di indagare, di scoprire, volgendo lo sguardo attento dal cielo alla distesa cangiante del Mare : i suoi luccichii, i suoi miraggi, rientrano nell’ambito del fantastico, appartengono a un mondo seducente. Ecco quindi l’altro motivo che ho desunto dalla lettura: un vero continente poetico lega l’uomo al Mare. Perché il Mare è poesia, ispira poesia, canta poesia. Non a caso Leo ed il nonno, cui era tanto legato, vivono di Mare ma anche di poesia che essi amano. Senza la poesia non si respira, come senza l’aria. In medias res Ci sono alcune parti del testo e alcuni sintagmi che direi poetici nel vero senso della parola. In primo luogo, la ”Litania” che il nonno scrive per suo nipote, “il pesce più bello”: è una dolce nenia, quasi una ninna nanna musicale, in cui, come in un ritornello, la parola Mare ritorna tre volte in ogni strofa, le cui rime baciate ne accrescono la musicalità. Un inno al Mare, “ il mare che ride,/ il mare che stride…il mare naufragio … il mare che canta…il mare preghiera” È un libro questo che consiglio ai bambini e ai ragazzi. Perché imparino dal giovanissimo Leo che bisogna sganciarsi dalle escrescenze tecnologiche che spesso diventano mostruose, per guardare a quanto di bello c’è intorno a noi. Al fascino di una gita in barca, agli scogli di salmastro verde, al silenzio del Mare, alla scoperta dei suoi misteri e dei suoi fondali, al cielo terso di maestrale o a quello bianco/giallastro di libeccio. Così l’acqua marina non cura solo il corpo: disintegra la nostra tristezza, arpiona le nostre angosce, ha un potere purificatore! Ai pescatori, il Mare confonde le loro frontiere mentali. A Leo, giovane spirito audace, libera l’immaginazione, riscoprendo il moto, l’afflato, la gioia. Scrive Marguerite Duras: “ Guardare il Mare è come guardare il grande Tutto”. Grazie all’Autore Giuseppe Giacalone, maestro sulla scia di Danilo Dolci, per aver fornito uno spunto di positivo interesse a ragazzi spesso solitari di vere “seduzioni”